Gino Paoli e la sua canzone “Che cosa c’è”
Difficile se non impossibile scegliere una canzone per onorare Gino Paoli, scomparso lo scorso martedì 24 marzo 2026 a 91 anni. Gino Paoli è stato una delle voci italiane più profonde e riconoscibili, capace di raccontare l’amore, la solitudine ed il tempo che passa con una sensibilità unica. Invece che puntare su brani immortali quali “Il cielo in una stanza”, “Sapore di sale”, “La gatta” e “Quattro amici al bar”, la nostra scelta è caduta su “Che cosa c’è”, una canzone forse meno celebrata rispetto ai suoi grandi successi, ma capace di racchiudere tutta la sua poetica: essenziale, malinconica, profondamente umana.
Un autentico prototipo
Nato a Monfalcone nel 1934 ma cresciuto a Genova, Gino Paoli è stato uno dei padri della cosiddetta “scuola genovese”, insieme a figure come Fabrizio De André, Luigi Tenco e Bruno Lauzi: negli anni ha saputo alternare momenti di grande popolarità a fasi più intime e sperimentali, senza mai perdere la sua identità artistica. La sua vita privata l’ha visto sempre a fianco di donne stupende – Stefania Sandrelli e Ornella Vanoni su tutte, insieme alle due mogli Anna Fabbri e Paola Penzo, quest’ultima sua compagna sino alla fine – così come è stata accompagnata negli ultimi 63 anni da una pallottola nel cuore, risultato di un tentativo di suicidio nel 1963. Figura centrale in SIAE, la Società Italiana degli Autori ed Editori, nel 1987 fu eletto in Parlamento, candidato nelle liste del Partito Comunista Italiano. Di sicuro Gino Paoli è stato un autentico prototipo in tutto e per tutto, di quelli che una volta fatti si è rotto per sempre lo stampino.
“Che cosa c’è”: significato e dedica
“Che cosa c’è” è una canzone che si muove sul filo dell’incertezza emotiva. Il testo è costruito come un dialogo sospeso, quasi una confessione a metà, in cui il protagonista cerca di capire che cosa resti di un sentimento. Il brano riflette uno dei temi più cari a Paoli: l’amore non idealizzato, ma fragile, fatto di silenzi e domande. Non c’è retorica, soltanto una verità emotiva nuda (“ora non mi importa niente, di tutta l’altra gente, che non sei tu”) e l’assenza di ogni alternativa (“io ora vivo bene, se solo stiamo insieme, se solo ti ho vicino”). La canzone viene spesso associata alle sue esperienze sentimentali vissute in quegli anni – uscì nel 1963, anno che abbiamo ricordato segnò Paoli per sempre – e fu lanciata e incisa da Ornella Vanoni, così come fu poi riproposta in duetto da entrambi a più riprese. Una canzone ed un testo dal valore universale, che lancia un messaggio incontestabile: l’amore vero si prova pochissime volte nella vita. E quando non è corrisposto non può essere sostituito da niente e da nessuno.
Il video di “Che cosa c’è”
Il testo di “Che cosa c’è”
Che cosa c’è
C’è che mi sono innamorato di te
C’è che ora non mi importa niente
Di tutta l’altra gente
Di tutta quella gente che non sei tu
Che cosa c’è
C’è che mi sono innamorato di te
C’è che ti voglio tanto bene
Che il mondo mi appartiene
Il mondo mio che è fatto solo di te
Come ti amo
Non posso spiegarti
Non so cosa sento per te
Ma, ma se tu mi guardi
Negli occhi un momento
Puoi capire anche da te
Che cosa c’è
C’è che mi sono innamorato di te
C’è che io ora vivo bene
Se solo stiamo insieme
Se solo ti ho vicino
Ecco che c’è
Ecco che c’è
Ecco che c’è
Come ti amo
Non posso spiegarti
Non so cosa sento per te
Ma, ma se tu mi guardi
Negli occhi un momento
Puoi capire anche da te
Che cosa c’è
C’è che mi sono innamorato di te
C’è che io ora vivo bene
Se solo stiamo insieme
Se solo ti ho vicino
Ecco che c’è
Ecco che c’è
Ecco che c’è
canale YouTube Gino Paoli: @ginopaoliofficial





















