Gen Z: rivoluzione culturale o soltanto un’ottima strategia di marketing?

23 Marzo 2026
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L’ossessione per la Generazione Z: Marketing, dati o isteria collettiva?

C’è una domanda che rimbalza costantemente tra redazioni giornalistiche, consigli d’amministrazione e social media: perché siamo così ossessionati dalla Generazione Z? I nati tra il 1997 e il 2012 sono diventati il gruppo demografico più studiato, sezionato e analizzato della storia. Ogni giorno emergono nuovi sondaggi che documentano abitudini bizzarre o rivoluzionarie: dal consumo eccessivo di alcol alla passione per il «Chinamaxxing», dalla preferenza per le cene in solitaria fino a una visione del genere talvolta inaspettatamente tradizionale.

La Gen Z, quelli cresciuti in pieno boom tecnologico

Una ragazza della Gen Z che protesta in piazza durante una manifestazione

Secondo Paul Redmond, esperto di diversità generazionale, il motivo principale di questo scrutinio risiede nell’unicità del loro percorso: «Sono la prima generazione cresciuta con la tecnologia onnipresente; alcuni avevano profili sui social ancora prima di nascere». Questa immersione totale nel digitale li distingue nettamente dai predecessori, spingendo le aziende a cercare disperatamente la chiave per comunicare con loro.

I genzer, ovvero gli instabili

La Generazione Zeta e i la protesta climatica

Joanna Allcock, direttrice marketing presso l’agenzia Seed, sottolinea come la Generazione Z sia figlia di un’epoca complessa, segnata da instabilità economica, ansia climatica, pandemia e ascesa dell’intelligenza artificiale. Questa miscela ha cambiato radicalmente il loro modo di formarsi un’opinione e di scegliere i brand. Di conseguenza, le organizzazioni — oggi guidate prevalentemente dalla Generazione X — investono cifre enormi per capire come restare rilevanti in una cultura che evolve a velocità mai viste prima.

Quanti dati sui Genzer

Tuttavia, questa fame di informazioni ha un effetto collaterale: la proliferazione di sondaggi scadenti e titoli sensazionalistici. Jenk Oz, CEO di Thred Media, spiega che l’abbondanza di analisi è dovuta semplicemente alla disponibilità di dati: essendo la generazione più attiva online, i loro comportamenti sono tracciabili in tempo reale. Ma il vero motore dell’ossessione è economico: entro il 2035, la Generazione Z sarà la più ricca, controllando insieme ai Millennial un terzo della ricchezza globale.

Non sono mica degli alieni

Il Genzer, rappresentati come alieni che scendono da un’astronave

Non tutti però concordano sul fatto che la «Gen Z» sia così aliena. Il professor Bobby Duffy del King’s College evidenzia come l’attenzione per i giovani sia un fenomeno storico ciclico: «In passato toccava ai Millennial essere criticati per i loro avocado toast e gli chignon; ora il testimone è passato alla Gen Z, ma in un contesto social molto più conflittuale». Molti tratti attribuiti specificamente a questi giovani potrebbero essere semplicemente legati alla fase della vita (si esce di casa più tardi, ci si sposa dopo) o al periodo storico, piuttosto che a una mutazione genetica del carattere.

Etichette generazionali, sono l’oppio dei giornali?

Collage di copertine di riviste per giovani, con idoli giovanili

Sebbene esistano divari reali alimentati da vite digitali separate, gran parte del rumore mediatico sembra essere, nelle parole di Duffy, «pura propaganda e isteria». Le etichette generazionali restano però uno strumento formidabile per i titoli dei giornali, capaci di evocare immagini immediate in un’economia dell’attenzione sempre più affamata.

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